ALCUNE FAQ
Febbraio 2024
1) I Cattolici devono continuare ad impegnarsi in prima persona nelle competizioni politiche?
Sì, certamente. Occorre però avere presente la distinzione dei ruoli e dei servizi resi nella comunità ecclesiale da quelli nell’ambito civile.
Papa Francesco ha scritto: “la politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune” (Evangelii Gaudium, 174).
2) Perché l’Arcivescovo è intervenuto sul tema delle elezioni politiche?
Ha inteso ricordare che quanti stanno svolgendo servizi nella Chiesa si impegnino in ciò in modo esclusivo.
È poi essenziale che le attività tipiche della comunità cristiana (culto, catechesi, carità e misericordia) non siano confuse con attività di promozione partitica.
3) Dunque catechisti, lettori, accoliti e ministri straordinari dell’Eucarestia, qualora intendano candidarsi in vista delle elezioni politiche, dovranno sospendere il proprio servizio?
Sì. In questo modo si eviteranno contrapposizione e tensioni frutto dell’appartenenza all’uno o all’altro degli schieramenti.
4) Come affrontare casi dubbi?
Se la persona vorrà candidarsi sarà quantomeno inopportuno che mantenga i ruoli in parrocchia. Questo indirizzo deve essere mediato dal parroco, in un dialogo, non quale ordine impartito dall’alto.
5) Ciò vale anche per i diaconi?
Certamente. Il diritto canonico prevede espressamente per i chierici: “Non abbiano parte attiva nei partiti politici e nella direzione di associazioni sindacali (…)” (Can. 287 §2).
6) È possibile accogliere in chiesa o negli ambienti parrocchiali, nonché loro pertinenze, incontri o dibattiti in vista delle elezioni?
No. Tale ambienti devono restare luoghi deputati al culto, alla catechesi e alla carità.
Dalla curia vescovile



