Omelia per la Messa della notte di Natale

Cattedrale di Reggio Emilia
24-12-2018

Cari fratelli e sorelle,

nel Vangelo che abbiamo ascoltato, l’evangelista Luca ci narra che quando un angelo si presentò ai pastori di Betlemme per annunciare loro la venuta del Salvatore, la gloria del Signore li avvolse di luce (Lc 2,9). Nella prima lettura il profeta Isaia, preannunciando la venuta di Gesù, si è espresso in questi termini: Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse (Is 9,1). Gesù appare nel mondo come luce che splende nella notte; la sua luce è invincibile, perché le tenebre non l’hanno vinta (cf. Gv 1,5). Il tema della luce è molto presente nella liturgia del Natale. All’inizio di questa solenne celebrazione, ci siamo rivolti al Padre, nella Preghiera di Colletta, invocandolo come colui che ha “illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo”.

L’evento dell’incarnazione, la venuta di Gesù in mezzo agli uomini, tutta la sua vita è per noi motivo di commozione e di speranza. Gesù è la luce più luminosa della storia. Egli infatti ci rivela il senso della nostra esistenza e delle nostre fatiche, illumina tutte le vicende del mondo. Contemplando i misteri della sua vita possiamo trovare sempre una parola che aiuti e orienti il nostro cammino, qualsiasi sia la nostra situazione.

Noi oggi spesso siamo nel buio. Molti sono gli aspetti della realtà che ci fanno paura. Pensiamo alla divisione tra le persone, alla terribile incapacità nostra e degli altri di compiere il bene, all’assenza di orientamento anche su questioni decisive, come ad esempio la convivenza nella società. Inoltre è evidente l’enorme difficoltà che hanno i genitori, e più in generale gli educatori, a trasmettere valori positivi ai nostri figli e ai nostri giovani: essi molto spesso sono più assecondati nei loro convincimenti che non indirizzati su strade di bene e di crescita. La profonda e drammatica crisi demografica che attraversa il nostro Paese e l’Europa dice che non speriamo nel futuro. E si potrebbe continuare, citando altri esempi e dati allarmanti. In questo nostro tempo sembrano prevalere sentimenti di morte, ed effettivamente dobbiamo riconoscere che esiste una vera e propria cultura della morte: essa si diffonde con forza e intacca la speranza di tante persone.

Questa visione delle cose, molto cupa e negativa, si arresta però alla superficie, non penetra la realtà nella sua profondità, limitandosi a scorgerne solamente degli aspetti. Che cos’è dunque la realtà? La realtà più vera, quella che sta al fondo degli avvenimenti e che non passa?

La realtà è ciò che la fede ci permette di vedere. La realtà è la carità di Dio. San Paolo ci dice che con Gesù è apparsa definitivamente la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini (cf. Tt 3,4). Questa è la realtà! Questa è la verità! Questo è il senso profondo di ogni dolore, di ogni lacrima e di ogni gioia! La carità di Dio resta per sempre ed essa è il futuro che ci attende.

Come comprendere questa carità suprema? Dove scorgerla? Essa è innanzitutto il fatto che Dio ci ha voluti e che noi esistiamo: potevamo non esserci, e invece un mistero buono ci ha voluti e ci ama. Anche se molto spesso le nostre difficoltà ci rendono sordi a quest’evidenza, possiamo sempre, in ogni momento, ricominciare a stupirci per il dono della vita. Dono del tutto immeritato e imprevedibile, totalmente gratuito. Dio è carità per l’uomo e a vantaggio dell’uomo, perché vuole ciascuno di noi e ci dona di esistere.

Ma Dio non è solamente colui che dona la vita. Egli è anche il padre premuroso e l’amico fedele che ci accompagna nell’itinerario del nostro pellegrinaggio sulla terra. E lungo il cammino ci risolleva dal nostro male interiore e profondo che è il peccato. Questa è la notizia del Natale, questa è la più grande carità, la liberazione che il nostro cuore attende! Dio abita in mezzo a noi! È vicino, è accessibile, si lascia vedere e abbracciare così come si può vedere e abbracciare un bambino. Egli è il Dio Salvatore, è colui che può e vuole cancellare il nostro male, che ci consente sempre di ricominciare, che ci offre instancabilmente la sua misericordia e attende il nostro amore. È colui che sa e desidera aprire la nostra vita ad un destino eterno.

Questa notizia, la certezza del fatto che la nostra vita è un dono e che è continuamente sostenuta, ci apre alla possibilità di amare gli altri. Solo la nostra fede in Gesù fa sì che il nostro amore per i nostri cari e i nostri amici non sia come il desiderio di un volo senza le ali. Stando uniti a lui impariamo passo dopo passo ad amare come ama lui, e quindi ad amare davvero. Ogni amore che non sia innestato in Cristo infatti è troppo fragile e finisce troppo presto.

 

Cari fratelli e sorelle,

vi auguro di cuore buon Natale! Vi auguro cioè di rinnovare il vostro stupore e la vostra gratitudine davanti al miracolo di Betlemme, che è l’evento più grande e più positivo che la storia possa conoscere. Immedesimiamoci con Maria e con Giuseppe, chiediamo a Dio di poter avere lo stesso sguardo e lo stesso affetto che ebbero loro per Gesù bambino. Uno sguardo pieno di tenerezza e di gioia, un affetto pieno di riverenza e timore, per il mistero sublime che Dio stava operando in quel figlio che veniva loro affidato, affinché lo amassero e condividessero la loro vita fino alla fine con lui.

Gesù nasce oggi per ciascuno di noi. Egli ci offre con semplicità e mitezza la sua compagnia. Lasciamolo entrare nelle nostre vite! La sua luce illuminerà il nostro buio e scalderà il nostro cuore, riempendoci di pace e di felicità.

Amen.