Omelia a conclusione del II pellegrinaggio “Il cammino di Rolando”

Marola
02-09-2018

Cari amici,

 

è un’occasione grande e molto particolare per me poter pregare con voi qui nell’antichissima chiesa matildica, al termine del pellegrinaggio che vi ha visti camminare dal luogo della sepoltura del beato Rolando Rivi, da San Valentino, il paese che ha visto la sua nascita e la sua testimonianza appassionata, a questa pieve accanto al seminario dove lui ha studiato e dove ora è raccolta la testimonianza più drammatica e luminosa del suo martirio.

Abbiamo iniziato l’anno scorso questa piccola tradizione del pellegrinaggio per affidare a Rolando, e attraverso di lui a Dio, le vostre vite, le vite dei giovani studenti della nostra terra, all’inizio del nuovo anno scolastico.

Cosa significa affidare la vita a Dio? Significa chiedere il suo aiuto affinché la nostra esistenza sia illuminata e utile, feconda per ciascuno di noi e per tutto il mondo. Voi siete all’alba della vita, e giustamente vi chiedete: cosa farò? Quale sarà il mio dono per la costruzione del mondo? Quali saranno gli avvenimenti decisivi della mia esistenza, gli incontri più belli, le vicende più appassionanti… ?

Camminando passo dopo passo lungo il pellegrinaggio, silenziosamente, queste domande saranno probabilmente ritornate dentro di voi. Ciascuno di voi può ora chiedere a Dio di essere aiutato nel trovare delle risposte. San Giacomo ci ha detto che noi siamo stati generati da una parola di verità, che essa è stata seminata in noi e che può salvarci (cf. Gc 1,18-19). Non siamo frutto del caso e la nostra vita non è guidata dal caso. Siamo stati voluti da Dio e chiamati a partecipare degli stessi doni di suo Figlio. Egli semina continuamente in noi dei suggerimenti, degli inviti. Non si sostituisce alla nostra libertà, ma, attraverso tante strade, apre davanti a noi gli scenari del nostro futuro.

Camminando non siete stati soli. C’erano dei compagni accanto a voi, c’era una via precisa da percorrere, delle guide, un itinerario, una meta. Così è con Dio: Ci sono dei compagni con cui camminare verso di lui, c’è una strada, c’è un punto di arrivo. I compagni sono coloro che partecipano alle vostre stesse comunità, ai gruppi giovanili delle vostre parrocchie o dei vostri movimenti, quelli che sentite più vicini, quelli che vi aiutano di più, che sono fonte di gioia e di serenità per la vostra vita, quelli con cui giocate, con cui progettate il vostro futuro, con cui imparate a sognare… La strada è Gesù stesso che vi indica semplicemente di stare dietro a lui, di seguire i suoi passi. Occorre conoscerlo, stare con lui, imparare la sua umanità, meditare le sue parole. Una modalità privilegiata di questa immedesimazione con Gesù sono i sacramenti dell’Eucaristia e della Confessione, che vi invito a guardare in una luce nuova, in rapporto alla vostra vita, in rapporto al bisogno di perdono e di forza che tutti noi abbiamo. La meta è il Padre che ci attende nella sua casa, in cui la festa non avrà più fine: dolcezza senza fine alla tua destra (cf. Sal 15,11).

Desidero che da Rolando abbiamo a imparare quello che è stato il cuore di tutta la sua breve e intensissima vita: la testimonianza a Gesù. In fondo di lui sappiamo poche cose, ma queste ci bastano. Portava l’abito talare non perché era un bigotto, non perché voleva isolarsi dalla vita. I suoi compagni, ancora oggi viventi, mi hanno raccontato che era sempre il primo a dire: “Andiamo a giocare al pallone”. Portava l’abito perché quello era il suo modo per dire: Gesù è vivo, Gesù mi ama, Gesù mi ha voluto suo.

Questa che è stata anche la causa prossima del suo martirio è il messaggio, anzi, il mandato che oggi ci lascia: siate testimoni di Gesù.

Quando, due anni fa, ho invitato il cantante Nek a parlare in cattedrale – ed era presente un numero spropositato di giovani – alla fine dell’incontro gli ho chiesto: “Cosa diresti ai giovani qui presenti oggi?” Lui sorprendendo tutti ha risposto: “Non vergognatevi di essere di Gesù”. Affido queste parole a ciascuno di voi. Quando non ci vergogniamo di essere di Gesù, lui apre davanti a noi degli scenari che prima non potevamo neppure immaginare: prepara davanti a noi, come dice il Sal 22, una vita in cui non manca nulla, in cui ci accompagna con sicurezza, in cui imbandisce una mensa di vivande buonissime e di bevande preziose (cf. Sal 22,1-5). Al di fuori dell’immagine, questo vuol dire che seguendo Gesù noi vivremo più intensamente tutta la vita che seguissimo qualunque altro maestro. Sarà più bello amare, più facile conoscere; sarà possibile anche attraversare i momenti difficili, le valli oscure della vita. Non senza dolore, ma con la speranza di approdare a una fase nuova dell’esistenza, arricchiti dall’esperienza di ciò che ci è tanto costato.

 

Cari ragazzi, sono queste le parole che oggi volevo dirvi. Proseguiamo ora nella celebrazione della santa messa, chiedendo a Dio per ciascuno di noi, attraverso l’intercessione di Rolando, una vita intensa da vivere nella verità. Amen.