Intervento conclusivo alla veglia ecumenica diocesana

Cripta della Cattedrale di Reggio Emilia
24-01-2016

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

a conclusione di questa liturgia, saluto con affetto tutti voi che con la vostra partecipazione avete espresso il desiderio di unità che anima il cuore di tutti coloro che desiderano seguire Gesù. Saluto con particolare gratitudine i fratelli e le sorelle delle diverse confessioni cristiane qui presenti assieme ai loro pastori. Sappiamo che l’unità non è qualcosa che possiamo costruire con i nostri soli tentativi umani. Essa è un dono di Dio. Ed è quindi necessario ritrovarci insieme, come abbiamo fatto, per implorarlo dal Padre.

Per questo ringrazio tutti coloro che hanno collaborato per questo momento di preghiera ecumenica, soprattutto mons. Giancarlo Gozzi e don Daniele Casini che hanno preparato questa liturgia e padre Mykhaylo, della comunità greco-cattolica di rito bizantino, che ha tenuto l’omelia.

 

Il tema che quest’anno il Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani ci ha proposto per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, è molto significativo. Si tratta un passaggio della prima lettera di san Pietro: chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio. In queste parole sono raccolte le strade per un cammino possibile verso l’unità dei cristiani.

 

Innanzitutto il riconoscimento di una comune vocazione: chiamati. Al di fuori di una prospettiva vocazionale non è possibile camminare assieme. Il fondamento della nostra unità, prima ancora che nel nostro comune desiderio, si trova in Colui che ci ha chiamati e ci ha messi assieme. La prima indicazione che ci viene dalle parole di Pietro è allora la necessità di approfondire il rapporto con questo Qualcuno che ci ha raggiunto per primo. I passi che potremo fare gli uni verso gli altri sono infatti proporzionali ai passi che ognuno farà per rispondere in modo sempre più vero e profondo a Dio che lo chiama.

 

La seconda indicazione rivela il compito che nella chiamata è contenuto: per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio. Il Signore ci ha chiamati perché attraverso di noi vuole farsi conoscere e raggiungere tutti coloro che ancora non lo conoscono. Questo compito che Dio ci ha affidato, assieme alla fedeltà alla verità che egli ci ha rivelato, diviene dunque il criterio fondamentale in base al quale orientarci nel cammino: occorre lasciare sempre più spazio a ciò che favorisce l’annuncio e la testimonianza di Gesù ed evitare ciò che invece la ostacola. San Pietro ci dice che non dobbiamo annunciare noi stessi e la nostra sensibilità personale, ma i mirabilia Dei,  le opere meravigliose di Dio. È ciò che Dio fa a costruire l’unità tra noi. È ciò che Dio fa ad annunziarlo a tutti i popoli. L’aiuto più grande che possiamo darci, allora, è quello di leggere assieme le parole che Dio oggi ci dice attraverso i fatti che opera e la storia che costruisce con noi e attorno a noi.

 

Il Signore ci doni occhi e cuore per poter servire la sua opera e giungere a dare al mondo testimonianza della sua presenza misericordiosa attraverso la nostra unità piena.

 

Sia lodato Gesù Cristo.